“Microimpresa ti amo” era il titolo di un libro di svariati anni fa di Roberto Gandolfo nel quale l’autore sosteneva l’importanza delle piccole e medie imprese italiane quali ossatura della nostra unnamedeconomia.

La globalizzazione per le aziende, nella fattispecie per le imprese vinicole e vitivinicole, è un’arma a doppio taglio: da una parte essa dà opportunità e allo stesso tempo mette in difficoltà le realtà imprenditoriali.

Lungimiranti, i Consorzi Vitivinicoli del Veneto, per affrontare la sfida, nel 1980, si sono raccolti sotto un’unica bandiera, quella regionale, dando vita all’Unione Vini Veneti (U.VI.VE). Con quest’alleanza si sono poste le basi per  affrontare assieme la globalizzazione dei mercati e, giocoforza, l’internazionalizzazione dell’economia, facendo perno su un concetto semplice: la cooperazione tra piccole, medie e grandi realtà che producono vini a Denominazioni d’Origine nella regione.

Da allora, sono passati oltre trent’anni. La squadra, collaudata e unita, composta da 2.700 soci, ha portato avanti un intero territorio caratterizzato da diverse tipologie di vino. “La nostra – spiega Arturo Stocchetti, Presidente  U.VI.VE – è una realtà che comprende ben 21 Consorzi e che si muove essenzialmente nell’ambito della promozione e divulgazione sui mercati esteri, con l’obiettivo di presentare i nostri territori in modo sinergico. Diciamo che abbiamo fatto nostro il motto l’unione fa la forza”.  A ben pensare, si tratta di un proverbio antico ma che l’U.VI.VE l’ha saggiamente applicato alla realtà quotidiana, dimostrandosi un modello capace di rispondere alle esigenze economiche, e non solo, attuali.

Quest’Unione regionale, formata da realtà differenti, ha un interesse comune: la promozione del vino e del territorio veneto. Le aziende – che aderiscono ai Consorzi che fanno parte, a loro volta, dell’U.VI.VE – producono le proprie peculiarità enologiche all’interno di un sistema che, non solo permette loro di affrontare meglio le sfide economiche ma, risulta essere anche rassicurante perché rappresenta la possibilità concreta di essere parte integrante di un gruppo che coopera per far fronte unico a difficoltà comuni.

La storia di quest’Unione ci insegna che, lavorando in sinergia per un fine collettivo, il meccanismo associativo può funzionare e far raggiungere gli obiettivi prefissati. Le cifre parlano chiaro. Attualmente, l’intera delegazione U.VI.VE  ha raggiunto dei numeri ragguardevoli: 4 milioni di ettolitri di produzione annuale di vino da cui si ricavano oltre 500 milioni di bottiglie che si fregiano delle Denominazione d’Origine; nel Veneto la voce “export” tocca 730 milioni di euro.

Oltre ai risultati citati, ciò che va riconosciuto non è solo la capacità imprenditoriale dell’U.VI.VE ma anche la capacità di ogni singolo membro di superare il proprio individualismo e lavorare in cooperazione.

Oggi, il nuovo progetto dell’U.VI.VE si chiama “United Wines of Veneto”; esso rappresenta l’occasione per proporre, nel mese di dicembre, l’ampio ventaglio di vini ai palati statunitensi presso le strutture di Eataly a New York e a Chicago: “Incontri mirati con la stampa e gli operatori di settori – puntualizza Stocchetti – e poi soprattutto degustazioni e contatti diretti con i consumatori. […], il nostro obiettivo è proprio quello di far conoscere al meglio le eccellenze del Vigneto Veneto. Ma anche di giocare sull’appeal del nostro territorio che, Venezia in testa ma senza dimenticare le nostre colline e le montagne, i laghi e le città, costituisce un attrattore con pochi eguali al mondo”.

Dunque, sotto la guida di U.VI.VE, le 24 Doc e le 14 Docg venete partiranno, nei prossimi giorni, alla volta degli Stati Uniti a far conoscere e degustare i propri tesori enologici ai consumatori e ai professionisti americani del settore. Un bel progetto di valorizzazione, promozione dell’intero comparto enologico regionale e, al contempo, capace di dare sostegno all’attività delle aziende locali.

In un momento di difficoltà economica e sociale diffusa per l’Italia, a me preme sottolineare il messaggio positivo che quest’associazione di consorzi ci può regalare.

L’U.VI.VE rappresenta un esempio per il nostro Belpaese, non solo per le capacità imprenditoriali, per l’abilità nel far conoscere al mondo le sue varietà enologiche, ma anche per la sua coesione interna fatta di membri che hanno voglia di cooperare assieme e confrontarsi aldilà della dimensione aziendale; dimostrando, per un’azione reciproca, di avere la giusta disponibilità a cedere parte del proprio spazio per poi guadagnarne uno più grande che permette loro di espandersi sia come gruppo che come singoli. In altre parole, vi ritrovo il pensiero di Alexis de Tocqueville: “[…] l’arte di perseguire in comune gli oggetti dei desideri comuni”.

 

di A.L.

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Di A.L.