“Livia Vino Cotto” la famiglia, la tradizione e il dono

Le mamme hanno sempre un grande potere d’amore sui figli.Livia Vino Cotto 1 Passata la fase della ribellione e diventati adulti i figli tendono ad apprezzare quella figura che un tempo era considerata da loro stessi scontata o, forse addirittura ingombrante. Con il tempo, la si vuole omaggiare per l’amore e la dedizione che ha incondizionatamente espresso.

Ciò, a mio parere, spiega  l’affermazione di Enrico Marramiero, proprietario della Cantina omonima abruzzese -che ieri sera era presente  alla degustazione ideata dalla redazione della rivista Cucina & Vini, condotta dal direttore Francesco D’Agostino presso il locale romano Secondo Tradizione, durante la quale ad una selezione di cinque formaggi erborinati sono stati abbinati sia il “Porto Tawny 20 anni di Dow’s” che il vino dolce di Marramiero “Livia”: «Questo vino l’ho dedicato a mia madre […] è solo il vino che mia madre desiderava e noi siamo riusciti a fare per lei e per tutti quelli che lo vorranno condividere». Livia è il nome della mamma di Enrico e il vino in questione è il vino cotto.

Un prodotto enologico da uve Montepulciano molto particolare, che unisce i sentimenti alla tradizione millenaria locale ma che riporta – calandoci nella società antica – all’inevitabile bisogno di conservare per consumare in un secondo tempo.

Anche se l’espressione “vino cotto” trae un po’ in inganno, la tecnica – risalente al X
secolo a. C. – non prevede che lo stesso sia sottoposto a cottura; ma, che il mosto dell’uva posto in una caldaia (al tempo in rame) sia a diretto contatto con la fonte di calore che fa perde l’acqua in esso contenuta per evaporazione, ottenendo così un concentrato di mosto.

Questo procedimento permetteva di ottenere un prodotto enologico molto alcolico e giocoforza conservabile; tanto che la tradizione voleva che, alla nascita di un figlio, la famiglia conservasse una parte del “vino cotto” prodotto e fosse servito quando convolava a nozze. Quindi, oltre alla conservabilità, la tradizione agganciava a questo prodotto enologico anche il concetto di dono.

Oggi il procedimento, che porta avanti l‘Azienda Marramiero di Livia Vino Cotto 2Rosciano, è sostanzialmente lo stesso. Differenzia di poco per dar vita al suo “Livia Vino Cotto“: la caldaia odierna è in acciaio inox, è stato introdotto il controllo della temperatura per giungere ad una caramellizzazione degli zuccheri perfetta e al termine di tale processo, il prodotto è lungamente affinato in piccole botti di diversi tipi di legno.

“Livia Vino Cotto” asserisce il proprietario: « Non è un Vin Santo, non è un Passito, non è un Solera e non vuole essere paragonato ad un Sauternes». Al di là delle categorizzazioni, si rintraccia palesemente il bisogno di poter esprimere l’amore con atti creativi (nel senso di creare, di realizzare): «Il pluriennale affinamento […] è stato determinante per ottenere un vino cotto unico, così come unica è la donna a cui è stato dedicato, mia madre Livia».

Come accennato, esso era un tempo un omaggio familiare che i genitori preparavano per i propri figli.  Oggi, con Marramiero assistiamo a un inversione di rotta:  il mittente è il figlio, Enrico, il destinatario è la madre, Livia, l’oggetto del dono è il medesimo, il Vino Cotto.

 

 

 

 

 

 

 

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