Birrificio Italiano - Lurago Marinone
Un convegno, due cotte speciali, una birra del trentennale e 3 giorni di festival a giugno
sono le tappe di questo importante anniversario
Era il 3 aprile 1996, il giorno dell’inaugurazione di Birrificio Italiano a Lurago Marinone, l’inizio di una grande avventura. Da allora sono passati trent’anni di passione, sperimentazione, incontri e condivisione; con la crescita di un movimento che ha saputo trasformare una semplice bevanda in un simbolo di cultura, territorio e creatività.
Non chiamatele “birrette”, chiamatele con il loro proprio nome!
30 ANNI di BIRRIFICIO ITALIANO
Il convegno: 30 marzo a Lurago Marinone

Nella Sala Consiliare del Comune di Lurago Marinone, alla presenza delle Istituzioni, ha avuto luogo il convegno intitolato: “Storia, evoluzione e futuro della birra artigianale italiana. 30 anni di Birrificio Italiano, 30 anni di birra artigianale italiana”.
Si è parlato di origine ed evoluzione del movimento artigianale italiano, coinvolgendo i pionieri (oltre ad Agostino Arioli: Baladin, Beba, Lambrate e la Centrale della Birra), di homebrewing, ovvero gli albori del movimento casalingo e di come ha contribuito in modo fondamentale allo sviluppo artigianale (con Max Faraggi, Davide Bertinotti ed Eliano Zanier Mr Malt).

PH. Gaia Menchicchi
Si è poi passati ad analizzare il movimento craft oltreconfine, con contributi internazionali e con attenzione al fenomeno Italian Pils all’estero, secondo Firestone Walker.
La seconda parte del convegno è stata dedicata alla tavola rotonda intitolata Presente e futuro della birra artigianale, moderata da Alessandra Agrestini, anche autrice del libro “Di cotte e di crude. 30 anni di birra artigianale italiana” che ha visto la partecipazione dei principali esponenti del mondo birrario (oltre ad Agostino Arioli, Birrificio Italiano; Andrea Bagnolini, Direttore Generale Assobirra, Simone Monetti, Segretario Generale Unionbirrai, Andrea Turco, giornalista e direttore di Cronache di Birra, il più importante web magazine italiano interamente dedicato al settore birrario, Luca Giaccone, curatore (assieme a Eugenio Signoroni) della Guida alle Birre d’Italia di Slow Food, Mauro Gobbo, Beer Specialist di Ferro Distribuzione, importatore e distributore di birre artigianali italiane ed estere, spirits, vini, Fabrizio Ferretti, publican e fondatore di Mosto, progetto di più birrerie incentrato sulla birra artigianale e sulla città di Napoli, Lorenzo Dabove, in arte Kuaska, una delle voci più autorevoli della birra artigianale italiana.
Dopo il convegno, nel vicino locale di Birrificio Italiano sempre Lurago Marinone, si è svolto un pranzo celebrativo con abbinamento cibo-birre.
PH. Gaia Menchicchi
Alla domanda che cosa significa per te questo anniversario, Agostino Arioli Fondatore di Birrificio Italiano, non ha dubbi nel rispondere: “Nemmeno nel migliore dei miei sogni di ragazzo accadeva tutto questo. Quanti luppoli, quante birre, viaggi e soprattutto quante persone incontrate. Gente meravigliosa, entusiasta e orgogliosa della propria appartenenza perché sì, la birra come la nostra è un credo, una filosofia e non solo un prodotto! Il nostro “marketing” è non vergognarci mai di raccontare i nostri sogni e il nostro sconfinato amore per quello che facciamoNon solo, è anche la soddisfazione di avere aperto una strada che oggi è un grande movimento birrario con una forte identità italiana, e ancora oggi non avere perso la fantasia di creare e la voglia di sognare”.

Le “Collaboration Brews”

Se nella giornata precedente il convegno, domenica 29 marzo, è stata fatta una cotta con i fondatori del movimento della birra artigianale italiana: BeBa di Villarperosa, Baladin, Lambrate e Guido Taraschi fondatore e proprietario di Centrale della Birra Cremona (ora chiusa), il martedì successivo al convegno, 31 marzo, la collaborazione è con amici birrai dal mondo: Firestone Walker (Paso Robles CA-USA), Brasserie de la Senne (Bruxelles), Schoenramer (Schoenram, Baviera), Bad Seed (Aalborg, Danimarca) e Verdant (Penryn, UK). Le birre prodotte si potranno assaggiare al Festival di giugno.

Amber Shock 30, la birra del trentennale

Amber Shock 30 è una versione storica della birra tuttora in produzione presso Birrificio Italiano, realizzata replicando il metodo usato da Agostino Arioli durante i suoi anni da homebrewer (anni 85-95).

PH. Gaia Menchicchi
Bassa fermentazione di corpo pieno, dalla gradazione alcolica robusta e dotata di un ventaglio di sfumature gustative e aromatiche che esplorano ad ampio spettro le potenzialità del malto – sfumando dal lievitato festivo alla scorza di arancia rossa, dal toffee alla mela matura, con accenni di caffè e cremosi.
Nella sua ricetta originale, è una birra che richiede tempo, quindi vien fatta in occasioni speciali, come questo trentennale (la versione base invece è sempre disponibile).
Amber Shock si è reinventata per i 30 anni di Birrificio Italiano tornando alle origini in questa versione “bière de garde” (birra di conserva) condizionata in bottiglia senza aggiunta di zuccheri. Si tratta in altre parole di una versione “metodo ancestrale” che, dopo l’avvio della fermentazione primaria, raggiunto un certo target di zuccheri residui ancora presenti nella birra viene imbottigliata sviluppando carbonazione, spuma e ulteriori livelli di complessità.
È una birra in edizione limitata di 850 bottiglie, con gradazione alcolica 7%.
Viene venduta a partire dal 9 aprile, nei 2 LOCALI (a Lurago Marinone e Milano) e nel punto vendita della produzione (a Limido Comasco).

Birrificio Italiano Festival: 5, 6 e 7 giugno a Lomazzo, e a settembre la montagna

Nell’Area Feste di Lomazzo (via Cavour 2) si svolgerà una grande festa (nel classico stile dei festival birrari) con tre giorni di musica, amici, divertimento all’aria aperta, street food e naturalmente fiumi di birra. Ci saranno 45 birre alla spina, un’area Pils Pride con le migliori pils di carattere dall’Italia e dall’estero, un’area “ospiti” dedicata a prelibatezze realizzate dagli amici birrai in giro per il mondo, collaborazioni one shot esclusive, oltre all’intera gamma Birrificio Italiano, con anche birre nuove. Infine, un’area Cocktail preparati con i distillati di Birrificio Italiano Spirits.
Saranno presenti tra gli ospiti nomi del calibro di Mikkeller, Dogfish Head, Omnipollo, Siren e To Øl.
Infine, il 12 e 13 Settembre ai Piani di Artavaggio presso Rifugio Nicola: Birrificio Italiano va in montagna! Due grandi amori di Birrificio Italiano, birra e montagna assieme, per festeggiare a quota 2000 in una dei rifugi più iconici del Lecchese. Escursioni, aperitivi e musica live.

BIRRIFICIO ITALIANO, CULLA della BIRRA ARTIGIANALE in ITALIA
Agostino Arioli è il mastro birraio e fondatore di Birrificio Italiano: nato a Milano, nel quartiere Barona, nel 1965, si è appassionato alla produzione birraria sin dalla prima ora: “Quando andavo alla scuola elementare, io e Mike, un mio amico olandese, decidemmo di provare a fare il vino e la birra. Per noi la birra era raccogliere dei fiori di luppolo selvatico e metterli a macerare in acqua in una tazzina. “Ricetta” piuttosto incompleta e sommaria, ma ogni tanto mi torna nel naso il profumo di quel luppolo e credo che abbia condizionato tutta la mia vita”.
Raggiunta l’età legale per bere, inizia a frequentare i locali della provincia di Como birrerie ante litteram nate in paesi insospettabili in cui nei primi anni ’80 giravano birre come Bulldog, Martins Pale Ale, Courage Bitter e George Killian’s, che riempivano e allietavano le serate della gioventù.
La prima cotta (prima fase di produzione del mosto della birra) di Agostino risale al periodo dell’Università (1985) durante gli studi di agraria, e viene fatta seguendo un libretto sul “Come fare la birra in casa”: quella volta utilizza orzo biologico maltato in casa, lievito del pane e una damigiana, con un risultato del tutto da dimenticare!
Ne segue una seconda, poi una terza, e poi un’altra ancora finché il padre di Agostino lo mette in contatto con Gianni Pasa; pioniere della birra italiana, diplomato Bräumeister in Germania e allora in forze alla SIB di Aosta.
Questi insegnamenti diventano oro per Agostino e il suo amico e compagno Mario: nascono le prime birre “potabili”, poi perfezionate nel tempo.

Sono anche anni di viaggi on the road, in Germania e finalmente in Canada nel 1985 per un paio di mesi, dove dopo la visita alla Granville Island Brewery (che allora era un brewpub), arriva la folgorazione e nasce l’idea (o meglio l’ossessione) di aprire a sua volta un brewpub, ovvero un locale che combina la produzione di birra artigianale direttamente in loco con la vendita e il consumo della birra all’interno del locale stesso.

La nascita di Birrificio Italiano

Nel marzo 1993 Agostino Arioli consegue la laurea con la stesura di una tesi sperimentale svolta alla Carlsberg di Induno Olona. Nel 1994 Agostino lavora alla allora Von Wunster di Comun Nuovo (Bergamo) nel controllo qualità confezionamento e come membro del panel di degustazione. È una grossa realtà industriale ed è proprio lì che Agostino matura e sedimenta una convinzione che ancora oggi condiziona virtuosamente la produzione di Birrificio Italiano: piuttosto che trattare in mille modi il prodotto per allungarne la vita “commerciale”, Birrificio Italiano commercializzerà poca birra, in tempi strettissimi, facendo in modo che venga bevuta giovane e fragrante. La produzione odierna, in effetti, si aggira sui 7000 ettolitri l’anno. Volumi che consentono ancora oggi di mantenere viva la visione di allora. Quindi no trattamenti, birra assolutamente integra e viva rete commerciale ridotta con catena del freddo che garantisca la più elevata qualità. L’idea del brewpub si rafforza in lui definitivamente. Successivamente Agostino ottiene due periodi di stage presso due Brewpub tedeschi: Feierling di Friburgo e Joh Albrecht di Costanza. Questa esperienza è fondamentale per concepire la parte impiantistica e ingegneristica del futuro microscopico impianto: una sala cottura da 200 litri disegnata a mano con un tecnigrafo e realizzata con copertura in rame su misura dalla OMAP di Sabbioneta.

Dopo aver frequentato un corso per l’imprenditoria giovanile, insieme al fratello Stefano e altri amici che diventano soci, il 23 dicembre 1994 nasce la società di Birrificio Italiano.
Tra la nascita della società e l’apertura effettiva del Birrificio, il nome del brand, Birrificio Italiano, viene a lungo ponderato: doveva e deve ancora oggi trasmettere questi due concetti, che la produzione è artigianale e che l’approccio sarebbe stato in stile italiano e molto personale (e non tedesco, belga o british).

Il brewpub, il locale, nasce effettivamente, a Lurago Marinone il 3 Aprile del 1996, primo in Lombardia e tra i primissimi in Italia.
In programma la produzione di due birre ‘capostipite’ – Tipopils e Rossoscura (la prima cotta è dell’11 febbraio 1996), in società Agostino e il fratello maggiore Stefano che ancora oggi gestisce il locale di Lurago.

Nei primi tempi si vedevano poche persone: spinavamo alla tedesca, in 3 tempi, ci volevano 10 minuti e la birra era “calda e torbida” rispetto allo standard del tempo che voleva la birra cristallina ghiacciata e senza un filo di schiuma. Insomma, una proposta estrema, ma a ogni bicchiere raccontavo la storia di quella birra. Volevo che la gente entrasse nel nostro locale e chiamasse la birra con il suo nome, non “una birretta” – spiega Agostino – Nell’arco di 3 anni, siamo passati da 2 a 6 spine, poi 8 e oggi ne serviamo 12. Rigorosamente in bicchieri da 0,3”. Nel 2014 siamo arrivati a spillare 550 ettolitri di birra !!!”

PH. Birrificio Italiano
È quindi un periodo di fermento, quello per la nascente scena birraria italiana: nell’arco di due anni, il 1996 e il 1997, un drappello di pionieri sparsi per l’Italia e spesso ignari l’uno dell’esistenza degli altri inizia a produrre birra artigianale.

Qualche tempo dopo l’inaugurazione, per Agostino arriva la svolta: tramite Flavia Nasini dello storico beer shop “A tutta birra” di Milano emergono i contatti con Kuaska, l’incontro con gli altri pionieri dell’artigianale (Enrico Borio, Teo Musso, Giampaolo e Davide Sangiorgi, Guido Taraschi, Stefano Sausa…), poi la nascita di Unionbirra, presto diventata Unionbirrai. Si fa sistema, si comincia a parlare di birra artigianale in Italia.
Birrificio Italiano nel contesto Unionbirrai comincia a partecipare a piccole fiere con stand collettivi insieme a realtà come Baladin di Piozzo, Beba di Villar Perosa, Lambrate di Milano, Centrale della Birra di Cremona e Vecchio Birraio di Campo San Martino a Padova. Agostino per l’associazione organizza i primi corsi di degustazione per appassionare il pubblico (B2C), e sempre Unionbirrai istituisce un corso per formare aspiranti imprenditori della birra artigianale (B2B).

Tra il 1999 e il 2000 arrivano Amber Shock (oggi rifatta per il trentennale), basata sulla prima ricetta casalinga di Agostino e Mario, poi la Prima, la Cassissona e la VùDù. Durante il Salone del Gusto del 2000 si rafforzano i contatti con la Brewers’ Association statunitense e, tra le altre, un’amicizia fondamentale per Agostino e per il Birrificio Italiano: quella con Charlie Papazian presidente appunto della Brewers’ Association nonché insigne homebrewer e, qualche anno dopo, quella con il birraio di Firestone Walker, Matt Brynildson, conosciuto durante un epico viaggio in compagnia dell’amico Vinnie Cilurzo di Russian River, da Santa Rosa fino a San Diego.

Brynildson, stregato dalla Tipopils di Agostino, tornato in patria, metterà a punto una eccellente Pils a lei ispirata e il suo birrificio Firestone Walker produce per la prima volta la Pivo Pils, facendo grande pubblicità oltreoceano alla “Tipo”. Nasce così il culto delle Italian Pilsner.

1996 – La Tipopils

Agostino Arioli è l’inventore della Tipopils che è considerata all’unanimità la madre della Italian Style Pilsner.
Tipopils, è l’originale pils “all’italiana” dal 1996, simbolo della creatività e del gusto italiani applicati alla birrificazione, È nata coniugando l’essenzialità tipica delle Pilsner tedesche e ceche alla tecnica anglosassone del cask-hopping (luppolatura a freddo nel fusto). Qui si comincia a vedere quale sarà uno dei capisaldi della filosofia produttiva di BI. Produrre birre non secondo i dettami stilistici o secondo le tradizioni di altri paesi ma cercare la propria via alla piacevolezza, all’equilibrio e alla bontà. Il dovere di un artigiano non è conoscere i gusti dei “consumatori” ma conoscere innanzitutto i propri (cosa per nulla scontata) e costruirsi un bagaglio tecnico e culturale che lo metta in condizione di trasformare un sogno, una visione, un gusto immaginato, in una realtà concreta di nome Tipopils, Bibock, Delia, … o Sogno Lucido!

PH. Birrificio Italiano
Attraverso l’impiego di questa tecnica si riesce a massimizzare l’estrazione aromatica dalle varietà di luppolo nobile usate, originarie della Germania e in particolare dell’area di Tettnang, catturando profumi erbacei e floreali travolgenti. Questi bilanciano perfettamente il delicato gusto di cereale fresco della base maltata, restituendo una bevuta snella e asciutta, dall’amaro finale calibrato; sulla quale il canovaccio aromatico può esprimersi a pieno.
Nel 2006 viene organizzata la prima edizione del Pils Pride, festival dedicato alle pils artigianali – un’assoluta anomalia in quel momento, in cui la birra artigianale stava costruendo la sua fortuna sulla base dell’essere completamente diversa dagli stili di bassa fermentazione già appannaggio esclusivo dell’industria. In uno scenario craft completamente occupato da stili di ispirazione belga e anglosassone, il Pils Pride scommetteva sull’ardua missione di far capire che anche le lager potevano essere realizzate in maniera diversa dalle loro omologhe industriali, sebbene appartenenti sulla carta alla stessa “famiglia”.
Oggi la Tipopils, oltre che molto apprezzata in Italia, è venduta negli Stati Uniti, Islanda, Regno Unito, Spagna, Danimarca, Svezia, Estonia e persino in Cina.

2012 – L’espansione

Si arriva al 2012, anno in cui dopo innumerevoli espansioni e modifiche alla sala cottura del brewpub di Lurago Marinone appare evidente che gli spazi del primo nucleo non possono più contenere il birrificio in espansione: la produzione si sposta nei locali di Limido Comasco, a qualche minuto di distanza dalla location originale. Nel 2014 nasce la prima e unica IPA Birrificio Italiano, Asteroid 56013, ispirata alle creazioni west coast e pensata per celebrare i luppoli Cascade.
Nel 2015, compaiono le birre acide, le spumantizzazioni, le Italian Grape Ale e gli invecchiamenti in botte di Klanbarrique una linea di birre che fa della contaminazione tra ingredienti e tecniche il suo punto di forza e che ha come claim fermentazioni barbariche: sono infatti collaborazioni con enologi, come Andrea Moser e Matteo Marzari.

Nel 2017 viene organizzato il primo Pils&Love USA, versione americana del Pils Pride, in collaborazione con Oxbow a Portland-ME. Il festival sarà poi replicato in California con Firestone Walker, di nuovo nel Maine, e due volte nello stato di New York insieme a De Cicco’s e Threes.
Nel 2024, nasce la linea di spirits artigianali inventata da Agostino e basata sul suo know-how birrario, Birrificio Italiano Spirits dove è fondamentale il contributo di Jlenia Fusaro.
Gennaio 2026, iniziando così nel migliore dei modi i festeggiamenti per il trentennale Birrificio Italiano, Agostino Arioli e Maurizio Folli vengono premiati come Birraio dell’Anno nel corso dell’omonima manifestazione organizzata da Fermento Birra.

BIRRIFICIO ITALIANO OGGI – L’ORGANIGRAMMA

Oggi il fondatore di Birrificio Italiano Agostino Arioli è “Direttore dello stabilimento”, socio di maggioranza e Presidente del CdA. Con lui si dividono i compiti fondamentali i due soci Maurizio Folli, responsabile delle operazioni in produzione e Giulio Marini, responsabile del laboratorio microbiologico e del comparto Amministrazione e controllo di gestione.
Dice Agostino: “Oggi non esisterebbe Birrificio Italiano se non fossero arrivati Maurizio e Giulio”.

PH. Birrificio Italiano
In produzione, Maurizio Folli ha come suo braccio destro, Francesca Guzzetti che è anche responsabile del reparto cantina, mentre Agostino Arioli ha un braccio destro e anche sinistro che è Jlenia Fusaro che segue tutta la logistica, il customer care, gli ordini, e la parte marketing e commerciale in generale.
Birrificio Italiano oltre allo stabilimento, che oggi si trova a Limido Comasco (fino al 2012 era a Lurago Marinone) ha due locali taproom: uno, lo storico, a Lurago Marinone gestito da Stefano Arioli, fratello di Agostino e con lui fondatore di Birrificio Italiano, e uno a Milano, in Ferrante Aporti, Stazione Centrale, inaugurato nel 2017, e gestito da Marco Blengino.
Da sx a dx – Agostino Arioli, Maurizio Folli, Stefano Arioli – Ph. Gaia Menchicchi
LE BIRRE SIMBOLO

2 in origine, poi 6, poi 8, oggi 12, quello che è importante e che si impari a chiamarle per nome, ciascuna con le sue caratteristiche e anche il proprio bicchiere.
Le birre iconiche del Birrificio Italiano sono molte ma 9 sono sempre disponibili, a cui vanno aggiunte diverse birre stagionali e le collaborazioni del momento.
Vengono fatte solo con malti e luppoli di prima scelta selezionati personalmente, provenienti da Italia, Germania, Inghilterra, USA e Slovenia. Tutte le birre del Birrificio Italiano sono crude e integre, senza conservanti o altri additivi.

 Ph. Gaia Menchicchi
Tipopils  Timeless Pils, è la madre di tutte le Italian – Style Pils, una Pils intramontabile, l’innovazione di un classico in perfetto stile Birrificio Italiano, per riscoprire antichi sapori perduti. Nata nel 1996, prima pils con Dry Hopping al mondo, è la birra che ha fatto scuola e dato origine alla lunga storia di Birrificio Italiano. Senz’altro la birra artigianale italiana più conosciuta nel mondo. Il Tipopils Day, che si celebra da 7 anni in marzo, è un evento diffuso dove nel 2026, 350 locali tra Italia, USA, Europa e Cina hanno aperto alle 19.00 ora locale del giorno 12, un fusto di una versione ogni anno nuova di Tipopils. Un twist più o meno pazzo sulla falsariga della mitica “Tipo”.
Bibock: è la rossa “non rossa”, gustosa, originale, ribelle, omaggio sui generis alle creazioni più vigorose della scuola germanica (le Bock, nome che deriva dalla deformazione di Einbeck, la città dove è nato questo stile di birra, ma anche “caprone” in lingua tedesca). Bibock è eleganza, prepotenza, un’entrata a gamba tesa di sorprendente gentilezza, in bilico tra amaro e miele, accattivante e difficile da addomesticare.
Amber Shock, deep malt, sprigiona un bouquet di aromi inaspettati e seducenti. Conviviale, allegra, provocante: se si indugia nella sua dolcezza ipnotica, è facile perdere la cognizione del tempo e dello spazio.
Finisterrae: italian white, rappresenta l’anello di congiunzione tra le Weizen bavaresi e le Saison del Belgio, salvavita nei giorni caldi e nei biergarten afosi. Tipicamente estiva, è più leggera delle sue controparti bavaresi, ma più fresca e beverina.
Asteroid 56013: classic IPA, rappresenta un omaggio agli USA e al mitico luppolo Cascade, è dedicata alla Renaissance della craft beer statunitense. In legame diretto con le prime West Coast IPA, è luppolata seguendo la regola delle 4C. L’Asteroide, a cui fa riferimento il nome e l’illustrazione sull’etichetta, ispirato alla novella di Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe. 56013 era invece il numero di codice del Cascade durante la fase di coltivazione sperimentale.
Huxley: cold IPA, dalle avvolgenti note di frutti tropicali ti accompagneranno in un viaggio al di là delle porte della percezione. Un’esperienza che travolge i sensi, dedicata a chi non teme di spingersi al di là dei confini.
Sogno Lucido, double Pils, Come una porta segreta sul retro della coscienza, questa birra chiara spalanca la mente verso panorami liquidi: da abbinare con l’istinto più che con la razionalità, è un viaggio attraverso universi paralleli, dove i suoni si infrangono in riverberi lontani e la realtà si confonde con il sogno.
Delia: session Pilsner, è sorprendente, come la donna a cui è dedicata, scivola in bocca aggraziata e appagante, difficile da catalogare, conquista e non finisce di stupire.
Nigredo: dark hoppy lager, un’esperienza forte, dedicata a chi è in continua ricerca, parte dei luppoli è infatti sottoposta a tostatura, per un profilo aromatico assolutamente unico. È una pratica sinora sconosciuta nel mondo della birra, nata nell’Officina Alchemica di Limido Comasco, grazie alla continua curiosità dei mastri birrai di Birrificio Italiano.
BIOGRAFIA di AGOSTINO ARIOLI

Milano (Barona), classe 1965, una laurea in Agraria, formazione in Germania e Stati Uniti, “birraio casalingo” sin dai primi esperimenti ai tempi della scuola elementare, Agostino Arioli è il fondatore di Birrificio Italiano (sorto a Lurago Marinone nel 1996). Se il locale è ancora oggi a Lurago, nel 2012 la produzione viene spostata a Limido Comasco, mentre nel 2017 viene inaugurato un locale taproom anche a Milano).

Agostino Arioli, pioniere del movimento della craft beer in Italia, è anche l’inventore della Tipopils (prima pils con Dry Hopping al mondo), una birra che ha segnato la storia del movimento artigianale italiano dando origine allo stile Pilsner italiano, approvato da BJCP (Beer Judge Certification Program) l’associazione americana che definisce gli stili guida delle birre.
Innovatore e alchimista per vocazione, continua a guidare con successo e dedizione Birrificio Italiano, accettando nuove sfide che catturano la sua curiosità e il suo spirito creativo.
Nel 2012 Birrificio Italiano riceve il premio “Birrificio dell’Anno” di Unionbirrai.
Nel 2015 nasce il progetto Klanbarrique una linea di birre acide e barricate in collaborazione con due enologi trentini: Andrea Moser e Matteo Marzari.
Nel 2019 fonda Strada Ferrata, di cui è oltre che socio fondatore, responsabile prodotti e frontman: una sfida che gli permette di confrontarsi con l’evoluzione naturale del processo di birrificazione, ovvero la distillazione (nei termini chimici) o, per dirla nei termini alchemici a lui tanto cari, l’albedo.
Nel 2023 Agostino Arioli esce da Strada Ferrata, per divergenze di visione con i soci, e dà i natali insieme a Jlenia Fusaro a una nuova linea di spirits, Birrificio Italiano Spirits, di cui fanno parte l’Amaro Marasso, i distillati di birra a nome Albedo, Capparis Aperitivo Mediterraneo e Drytto, un London Dry Gin “potenziato”.
Nel gennaio 2026 riceve insieme a Maurizio il prestigioso primo premio di Birraio dell’Anno organizzato da Fermento Birra, mentre il locale di Milano conquista il terzo posto come Birreria dell’anno all’interno dei BarAwards di BarGiornale.
Uff. stampa Birrificio Italiano