Il Soave che fa bene

Prosegue il felice connubio tra il vino Soave e il mondo della ricerca medico-scientifica.DSC07211
In base ad un recente studio, coordinato dall’Università degli Studi di Milano e pubblicato dalla rivista Blood Purification, tirosolo e idrossitirosolo, due monofenoli presenti nel vino bianco e nell’olio extravergine di oliva, potrebbero essere di aiuto nel diminuire l’infiammazione nei pazienti nefropatici, che hanno cioè un’infiammazione cronica ai reni.
L’analisi è stata condotta, presso l’unità di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Versilia a Viareggio, su 10 pazienti con patologie croniche dei reni confrontati con 10 volontari sani.
Il vino utilizzato per lo studio è stato il Soave.
Il positivo risultato si colloca nell’ambito di un importante percorso di ricerca iniziato dal Consorzio di Tutela del Soave nel 2008, col congresso internazionale “White Wine and Health”, allora coordinato dal professor Alberto Bertelli.
«Il consumo di vino bianco in pazienti nefropatici – spiega Bertelli, coordinatore anche di quest’ultima indagine e tra gli autori del lavoro – produce un abbassamento dei parametri infiammatori (IL6 e PCR ) di circa il 40% in 15 giorni di trattamento. Si dimostra una sinergia positiva con il consumo di olio extravergine di oliva nella dieta. Una possibile spiegazione al fenomeno è data dall’effetto biologico di alcuni monofenoli (tirosolo e idrossitirosolo) presenti nell’olio extravergine di oliva e nel vino bianco».

Tali conclusioni, sottolinea infine Bertelli, «meritano di essere confermate da uno studio clinico con un maggior numero di pazienti e protratto per maggior tempo ma già sin d’ora possiamo dire che anche il consumo moderato di vino bianco, in queste patologie infiammatorie, ha un effetto positivo per la salute e potrebbe contribuire a migliorare la qualità della vita di pazienti che già subiscono fin troppe restrizioni dietetiche».

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