Nel Registro Nazionale delle Viti ora anche i cloni della cantina Barone Ricasoli

In un’epoca di globalizzazioni su larga scala, risulta essere sempre più cruciale il db56f2ba7e81e340d29b307b6e2a2b167bf80c2fconcetto di tipicità. Non solo territorio ma profondo rapporto di un luogo con la propria storia, con quelle identità morfologiche, climatiche, sociali, culturali e umane che determinano una particolare area geografica, unica e peculiare nelle sue caratteristiche.

Sulla natura agisce il tempo. Nel Vecchio Mondo la vitis vinifera (pianta che genera uva per fare vino) è coltivata almeno da 6.000 anni. Dalla Grecia prima a Roma poi, in duemilacinquecento anni di storia, selezioni naturali o opere dell’uomo volte a proteggere, preservare e sviluppare gli esemplari migliori, hanno portato fino a noi un ricco patrimonio di uve (una stima attendibile dei cloni parla di oltre 1.000 esemplari utilizzati solo in Italia).Sangiovese Cra Br 1872

Per questo l’azienda Barone Ricasoli si è chiesta quanto concorra il vitigno, la sua origine, quanto terreni e suoli, quanto l’opera dell’uomo a delineare la tipicità e l’unicità dei vini.

La storia affonda le proprie radici tra le vigne. Per questo, dopo anni di ricerca e di studio i cloni di Sangiovese di Brolio sono stati iscritti al Registro Nazionale delle varietà di vite al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, con il decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21.01.2016.

L’origine dei cloni proviene da un vecchio vigneto di casa Ricasoli, piantato negli anni ’60 e già in quel tempo utilizzando solo gemme provenienti dalle vigne storiche di famiglia qui condotte e lavorate da secoli e secoli.

Da oggi questo inestimabile e profondo valore di appartenenza assume un’identità più forte, autorevole e definitiva; i due cloni omologati si chiamano rispettivamente: CRA-BR 1141 (acronimo del Centro per la Ricerca in Agricoltura – Barone Ricasoli) con il numero 1141 che vuole ricordare l’arrivo e l’insediamento della famiglia Ricasoli a Brolio e CRA-BR 1872, l’anno in cui il Barone Bettino Ricasoli normò la formula del Chianti.

Cra Br 1141 SangioveseLa ricerca sui cloni si propone quindi di connotare ancor più le potenzialità espressive delle referenze: la scelta di varietà fortemente identitarie sottolinea la volontà di produrre vini in cui risulti evidente il riflesso più fedele sia dell’annata di produzione che, soprattutto, del luogo di provenienza.

Al di là della piacevolezza immediata, ha il valore aggiunto del fascino, della forte identità conferita dalla non ripetibilità dell’ambiente di produzione, nonché il potere di emozionare perché riflesso fedele di un luogo e di un tempo.

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