Qualita’ percepita del vino? Dipende anche dal paesaggio

I viticoltori? Sono dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini allaunnamed mano, è percepito più di qualità se prodotto in un’area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico“. A dirlo, è stato Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (TV), relatore al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar in occasione della premiazione della XVIII edizione del concorso “Vivi la Valpolicella”.

L’intervento di Diego Tomasi verteva sul ruolo del vignaiolo nel determinare il paesaggio in cui vive. “Da tempi immemorabili – ha detto Tomasi – le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica. Oggi, la necessità di meccanizzare e rendere meno gravosa l’attività viticola, impone nuove scelte tecniche e costruttive che non devono però trasformare l’habitat e la sua morfologia, […]. La biodiversità resta una priorità, in quanto, accanto al valore sugli equilibri generali tra vigneto e aree circostanti, una sua riduzione si riflette immediatamente sulla gradevolezza del paesaggio instaurando elementi di banalità e di omologazione. Anche grazie ad essa, il paesaggio viticolo è un bene culturale irriproducibile “.

A proposito dell’integrazione tra vigneto e diversità del paesaggio, durante il convegno, Daniele Accordini ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d’interessi – produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti -, per la stesura di una “Carta del Vigneto” della Valpolicella, i cui lavori, secondo il direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa negrarese, potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. “Da qui a vent’anni potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7% delle vigne, ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all’olivo e al ciliegio, deve continuare ad esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme“, ha aggiunto Accordini.

 

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