L’AIS Lazio presenta i grandi vini bianchi dell’Alto Adige

Ci sono eventi enologici in cui è bello partecipare. Non solo perché la manifestazione si svolge in unaWP_20151006_17_37_37_Pro location d’eccezione, o perché si possono incontrare amici e colleghi; men che mai perché questi
eventi cadono in alcuni giorni della settimana più consoni rispetto ad altri.

E’ bello (perdonatemi quest’aggettivo semplice) perché in una degustazione quando l’atmosfera di gioia sposa (anche se solo per un giorno) dei grandi vini, beh allora non vorresti andar via, o vorresti che si replicasse l’evento  magari dieci o cento volte ancora.

Quando trovi i sommelier che, schierati dietro i banchi d’assaggio, gioiscono della felicità dei propri ospiti nel rimanere sorpresi da alcuni vini, diventa un po’ come scriveva Milan Kundera nel suo “Il libro del riso e dell’oblio”:  «non era successo niente di buffo […] invitava a dimenticare l’angoscia e le prometteva qualcosa di vago, forse la gioia».

WP_20151006_16_33_30_ProTutti “sintomi” che riferiscono che l’evento nella sua interezza è riuscito.

Tutta questa premessa, che la regola giornalistica delle 5 W boicotterebbe, serviva per inquadrare il contesto in cui si
WP_20151006_16_21_51_Proè svolta ieri nella Capitale, nella sede nuova dell’AIS Lazio A.Roma Lifestyle Hotel, la degustazione volta alla scoperta di 45 etichette dei “Grandi vini bianchi dell’Alto Adige”.

Tutti? No, sarebbe stato improprio offrire ai partecipanti tutti i prodotti enologici bianchi che questa meravigliosa regione del nord est possiede. Non tanto perché impossibile -se pensiamo che il 55% del territorio (su un totale di 5300 ettari) è vitato a banca bianca con  circa nove vitigni diversi- ma, onestamente, sarebbe stato poco istruttivo. Si è voluto focalizzare l’attenzione su tre specifici vitigni: Gewurztraminer, Pinot Bianco e Sauvignon Blanc.

In modo che per ciascuno di essi, ordinatamente separati, si potessero WP_20151006_15_49_04_Proassaporare e apprezzare le molteplici espressioni che una terra meravigliosa, come quella Altoatesina, sa regalare.

Finezze, molte finezze ed eleganze olfattive e gustative. Ma anche acidità (forse palese per i lettori) e note fruttate che si ripetevano spaziando dalla mela agli agrumi, note vegetali che dall’ortica arrivano fino al rosmarino, ma anche presenze floreali quali rose e garofani completava la ricerca olfattiva.

In Alto Adige, è notoriamente l’elevata la percentuale di presenza vitata di questi tre vitigni in degustazione Gewurztraminer (10,88%), Pinot Bianco (9,85%) e Sauvignon Blanc (7,23%) che li rendono rappresentativi del territorio nelle sue varie sfaccettature capaci di esprimere la molteplicità dei terreni che caratterizzano le sette zone vinicole: Bassa Atesina, Oltradige, Bolzano, Valle

Il contrassegno che distingue i vini altoatesini, che vantano la DOC, è "Sudtirol" che è impresso sulle capsule delle bottiglie.
Il contrassegno che distingue i vini altoatesini, che vantano la DOC, è “Sudtirol” che è impresso sulle capsule delle bottiglie.

dell’Adige, Merano, Valle Isarco e Val Venosta.

di A.L.

 

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